Batman: The Dark(est) Knight

di Alessandra Cherubini

Quando si pensa a Batman, nella maggior parte dei casi, ci appare chiara l’immagine di un tizio muscoloso, con una tutina troppo attillata e una sessualità non ben definita che culmina nell’ambiguo rapporto con il degno compare Robin. Sono stati necessari il genio e la creatività di un paio di (signori) registi per mostrare al pubblico e alla critica quali potenzialità narrative avesse in realtà questo personaggio, nato nel mondo del fumetto dalla penna di Bob Kane e Bill Finger. Escludendo un paio di serie televisive ed un primo lungometraggio, è verso la fine degli anni 80, con l’intervento fondamentale di Frank Miller e David Mazzucchelli, che avviene la riscrittura del “mito batmaniano”.

E’ il visionario Tim Burton il primo regista a cui viene affidato, dalla Warner, l’incarico di dar vita alla vicenda in pellicola. I risultati sono “Batman” e “Batman – Il ritorno” dove sia i personaggi, sia la stessa Gotham City, si distinguono per un’atmosfera gotica, opprimente e funesta che riconosciamo come firma di Burton. Si aggiungono nel 1995 e nel 1997, due nuovi tasselli al puzzle, entrambi opera di Joel Schumacher: “Batman Forever” e “Batman e Robin”. Entrambi i film furono pensati per commercializzare il franchising e per catturare l’attenzione di un pubblico più giovane; le atmosfere vennero, quindi, rese più brillanti e ai personaggi vennero tolte alcune sfaccettature, la trama ridotta all’osso e l’attenzione spostata sugli effetti speciali. Soprattutto con il secondo film, massacrato da pubblico e critica, si perse quello che era il punto centrale del personaggio di Batman: il tema del doppio.

Cos’è in fondo Batman se non un uomo diviso tra il bene e il male? Tra la legalità e l’illegalità? Un uomo lacerato dal suo passato, che lotta per cambiare il proprio futuro? Cosa rappresentano i suoi antagonisti se non uomini traumatizzati, feriti e, solo in seguito, deviati? Chi di noi potrebbe onestamente dire di non ritrovarsi, – lavando via tutti gli abbellimenti di cui una trama si maschera – in uno qualsiasi di questi personaggi?

E’ Christopher Nolan a fornirci la chiave di lettura più puntuale di questo aspetto. Inaugura il suo lavoro con “Batman Begins” e lo porta a perfetto compimento con “Il Cavaliere Oscuro”. Il regista azzera le memorie legate al personaggio di Batman (nel film interpretato dal talentuoso Christian Bale), sviscerando dal principio la storia di Bruce Wayne: parola chiave – paura. Inserisce in un film d’azione, di fantasia, il processo di reazione di un essere umano reale, o meglio, di un essere umano che ha la stoffa per diventare un eroe. Mette alla prova Wayne fino a far mutare in lui il sentimento che ospita: da rabbia, vendetta a voglia di giustizia, equità, riscatto. Ci riesce. Ma nel secondo capitolo della saga, si spinge oltre: gli altri, le persone “comuni” sono in grado di capire? Meritano un paladino di tale caratura?

Nolan affronta il problema durante tutta la trama del film, e trae le sue conclusioni proprio nelle battute finali: Perché a volte la verità non basta. A volte la gente merita di più. A volte la gente ha bisogno che la propria fiducia venga ricompensata. Perché Batman è l’eroe che Gotham merita, ma non quello di cui ha bisogno adesso. E quindi gli daremo la caccia. Perché lui può sopportarlo. Perché lui non è un eroe, è un guardiano silenzioso che vigila su Gotham, un Cavaliere Oscuro.”

Inoltre con questo film, viene dato un valore completamente nuovo alla figura di Joker, complice un attore del calibro di Heath Ledger (R.I.P.), l’iconico cattivo si anima di ombre nuove: il suo ghigno passa da clownesco a terrificante, diventa un “villain” senza freni, un sociopatico assoluto senza coscienza delle sue azioni, ansioso di trascinare altri nel suo stesso baratro di crudeltà, un assassino crudele privo di empatia. Per citare le parole di Alfred Pennyworth (Michael Caine ndr): Perché certi uomini non cercano qualcosa di logico, come i soldi. Non si possono né comprare né dominare, non ci si ragiona né ci si tratta. Certi uomini vogliono solo veder bruciare il mondo.

Questo è Batman oggi, l’unico supereroe che non detiene superpoteri ma che si serve di strumenti “umani”: intelligenza, astuzia, le più alte tecnologie, l’allenamento fisico, la disciplina e il rigore, il rispetto dei valori della società. Batman possiamo essere tutti noi, davvero. Per ora, tuttavia, ci limitiamo ad attendere l’estate 2012, data di uscita del terzo capitolo del reboot di Nolan: The Dark Knight Rises.

Fonti:

http://it.wikipedia.org/wiki/Il_cavaliere_oscuro

http://www.comingsoon.it/News_Articoli/Interviste/Page/?Key=300

http://www.cinefile.biz/?p=21094

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2 risposte a Batman: The Dark(est) Knight

  1. mirko buscemi ha detto:

    Grazie della buona lettura. Ciao

  2. mirko buscemi ha detto:

    Bel post, complimenti

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